L’isola dei cani, film in stop motion che lo scorso febbraio ha aperto il festival del cinema di Berlino e che è da poco uscito anche in Italia, costituisce un’importante eccezione nella filmografia del regista americano Wes Andreson, aprendo il suo orizzonte verso un significato politico piuttosto chiaro e abbastanza inedito.

Come in Fantastic Mr. Fox, anche L’Isola dei cani è un film d’animazione girato in stop motion, la tecnica più corporea e tangibile, che necessita che tutto, dai personaggi ai piccoli set, sia costruito minuziosamente e che quindi si addice perfettamente all’ossessiva mania del controllo estetico di Anderson.

Per la prima volta, invece, l’ambientazione è distopica: Giappone, 2037. Nella città stato di Megasaki, il potente e losco governatore Kobayashi ha emesso un decreto esecutivo che stabilisce che, a causa di un’influenza canina, tutti i cani vengano espulsi e confinati sull’antistante Trash Island. E l’utilizzo dello stop motion risulta perfetto in questo scenario, regalando il giusto effetto straniante. Ma nel dettaglio, cosa è lo stop motion?

La stop motion è una tecnica di animazione che usa, in alternativa al disegno eseguito a mano, oggetti inanimati mossi progressivamente, spostati e fotografati a ogni cambio di posizione . La proiezione in sequenza delle immagini dà l’illusione di movimento : esattamente come accade nel cinema con gli  esseri umani.

Il lavoro di un animatore in stop motion è particolarmente laborioso: occorre davvero molta pazienza e tempo. Per 1 secondo di animazione bisogna scattare 24 fotografie! E in ciascuna di queste foto, il personaggio o l’oggetto inquadrato va mosso o modificato un poco.

La Stop Motion è nata insieme al cinema: era utilizzata già da George Mèliés nei primi anni del secolo scorso . Se avete visto il film Hugo Cabret avrete assistito al modo in cui il cinema creava i primi effetti speciali! Anche il primo film su King Kong, girato nel 1933, ha sfruttato la stop-motion!